Marianna Balleggi: Firenze, la Nazionale e la WNBA

QBR - Quei Bravi Ragazzi #SportStories, #WomenStories, Blog Leave a Comment


marianna balleggi

Sport, donne, mondo e lavoro: con Marianna abbiamo chiacchierato di tutto. Difficile immaginare la vita di una campionessa internazionale, anche quando ti racconta gli episodi più memorabili della sua vita. Perché essere un campione è un piacere ma è anche una responsabilità.

Disclaimer: siamo stati a telefono un’oretta. Se non hai mai sbobinato una lezione registrata, non puoi immaginare quante cose si possano dire in soli cinquanta minuti. Abbiamo dovuto fare una scelta e selezionare le cose che ci “sono rimaste dentro” di Marianna Balleggi. Te lo diciamo francamente: c’è molto ma molto di più nella vita di questa campionessa rispetto a questo articolo.

Dicono di lei

Marianna Balleggi, non ha bisogno di grandi presentazioni essendo un’icona del panorama cestistico italiano ed internazionale.  (ASD LAURENZIANA)

Un riepilogo (anche troppo sintetico) della sua carriera

Marianna nasce nel ’74 e inizia a giocare a basket a Firenze all’Olimpia Legnaia da piccolissima, a sette anni. Ci racconta di aver “provato” ad appassionarsi ad altri sport ma senza successo: a lei piaceva il basket. Dopo un’anno di danza classica (dice Marianna “Pensa te!)…

“..ero una bambina esuberante e mia mamma voleva vedermi un po’ più femminile. Feci metà anno di pattinaggio artistico perché lo faceva la mia mamma ed era anche tanto brava. “

Ci spiega quindi uno spaccato di vita familiare molto dolce. La mamma, la sorella gemella e lei piccolina che già sognava in grande. Riconosce il merito di aver avuto la possibilità di fare sport senza mai sentirsi obbligata. Ora lei è mamma e prova lo stesso sentimento verso la crescita dei suoi figli. Ci spiega che nonostante la sua sia una settimana impegnativa studiare e fare sport “da una marcia in più“.

“…Poi ci ha iscritte direttamente al Mini Basket e quindi sono passata nelle giovanili del Basket Florence dove sono cresciuta grazie ad un grandissimo allenatore a cui devo molto, Piero Venturini. Lui è stato l’unico che, assieme a mia mamma, ha creduto in me e ha valorizzato il mio essere esuberante, iper-attiva e amante dell’aria aperta. Ci hanno proprio creduto e mi sono stati vicini nel percorso. “

marianna balleggi

Nella sua strepitosa carriera ci sono centinaia di presenze in Serie A e Coppe Europee ma anche la fascia di Capitano della Nazionale Italiana di Basket alla quale ha portato tante gioie e soddisfazioni.
Ha vinto uno scudetto, tre Coppe Italia, una supercoppa e una Coppa Ronchetti. (E non solo)

La sua copertina con Sportweek

“…Mah guarda, strano che siete riusciti a trovare la copertina perché le foto, da quando smetti di giocare, via via un po’ diminuiscono. Io ce l’ho attaccata nello studio …”

marianna balleggi

La copertina ce l’ha mandata poi su Whatsapp e ci ha mostrato il suo studio dove conserva i ricordi freschi delle gioie della Pallacanestro. Consapevoli che a Firenze c’è un sacco di storia sportiva da raccontare abbiamo pensato a lei.  Lei che ha ottenuto riconoscimenti sia a Firenze che nel mondo, anche se in due modi differenti. Fiorentina lo è, certamente. Sportivamente però la Balleggi è assolutamente internazionale.

“Ah guarda, io sono fiorentina pura. Sono un po’ l’emblema della pallacanestro femminile in città e in toscana. Che poi vabbè, son stata una delle più “grosse” giocatrici in Europa e, oltre quello (…) però a Firenze si, due Gigli a Palazzo della Signoria li hanno dati a me per la pallacanestro. Poi… Firenze riconosce sempre i calciatori, tra virgolette, però due Gigli all’onore sportivo come giocatrice li abbiamo presi io e Mario Bosi (al maschile) e basta. Quindi poi nessuno è stato più premiato. Io comunque da Firenze son dovuta andar via per intraprendere la mia carriera perché non c’erano grandi possibilità e, ad oggi, penso proprio di aver fatto bene. A sedici/diciassette anni ho finito il liceo artistico e son partita.

Alla volta degli States….?

No no, non allora. Quella è stata una bellissima esperienza ma la feci più avanti.

Ma noi siamo curiosi di parlare di WNBA, quindi le chiediamo di raccontarci di più

(…) Perché per il campionato al femminile le donne giocano quando non giocano gli uomini, quindi in estate, capito? Negli USA, quindi, ho giocato una sola stagione. Bellissima esperienza però troppo sotto i riflettori. Avevo già ventiquattro o venticinque anni e per come sono fatta io non è il massimo essere così esposti. Poi io ho sempre fatto scelte precise nella vita e ho indossato la maglia azzurra, motivo per cui ho rinunciato al contratto di due anni a Cleveland e se lo feci fu perché avevo gli europei con la nazionale.

Sei stata il Capitano…

Si sono stata Capitano e ho giocato vent’anni in Nazionale. Ho iniziato nella nazionale giovanile a tredici anni e mezzo, a Firenze. Ero già titolare a quell’età ed è stato durissimo ma rifarei tutto da capo. Davvero grandissima soddisfazione perché a quell’età non vivi come le tue coetanee. Io poi avevo l’alter-ego in mia sorella gemella che è rimasta a Firenze con la famiglia dove conduce una vita normale. Ho anche un po’ sofferto perché lei si divertiva e io invece ero già carica di responsabilità, magari il sabato sera che fa la differenza perché io, a quell’età ero già su tutti i giornali d’Italia. Non fai una vita normale, soprattutto quando il tuo 
cartellino inizia ad avere un valore alto e che bisogna saper gestire.

Aveva gli occhi addosso. Essere campione, come lei, significa soprattutto vivere in una gara che dura anni ma che scorre molto veloce.

Anche il passaggio economico non è stato indifferente. A quei tempi il mio cartellino valeva una cifra pazzesca ed è stato pagato tanto. Non ho vissuto i classici diciotto anni spensierati perché ero in Nazionale. Quando mi sono rotta il ginocchio, per esempio ho trascorso intere giornate in palestra a riabilitarmi perché dovevo rientrare in campo il prima possibile. A quei livelli non sei più una ragazzina normale, capito? Vivi in maniera diversa. Certo, le medaglie al collo le porterò sempre nel cuore però eh. Davvero, rifarei tutto.

Sono trascorsi venticinque anni da quando hai intrapreso la carriera agonistica nel Basket, sport seguito ma minore. Non nascondiamocelo. Come è cambiato l’ambiente da allora per le donne?

Ora è ancora disastroso. Ma negli ultimi dieci anni si è stravolto l’ambiente. Nel basket c’è sempre stata una presenza imponente di uomini anche se vivi dalla mattina alla sera con le donne della tua squadra. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di giocare con società di altissimo livello in cui lo staff tecnico era totalmente maschile. Alcune mie colleghe hanno provato a entrare in questo settore e secondo me, lo dico con disinteresse perché non voglio fare l’allenatore, l’ambiente sportivo teme e soffre la scarsa presenza femminile nei ruoli di comando . La donna in campo riesce a dare qualcosa che l’uomo non può dare. La visione anche “materna” delle donne, l’aspetto psicologico è fondamentale. Una donna fa la differenza e lo dico dopo aver visto cosa sono riuscite a fare molte mie bravissime colleghe. Però nello sport c’è un maschilismo esagerato.

E se il Basket potenziasse la sua spettacolarità dotandosi degli strumenti del marketing, come il calcio, saresti d’accordo?

Io sono amante dello sport ma con il calcio mi rifiuto. Son stata fidanzata a vent’anni con un presidente di una squadra di calcio di serie A e ho assistito agli allenamenti che ho trovato ridicoli. Quello che facevano loro di preparazione atletica era un decimo di quello che facevo io. I carichi di lavoro sono davvero differenti e l’ho visto con i miei occhi. Magari sbaglio io eh, mah…

E poi si è parlato di calcio, di crociati rotti, di figli, di compiti, di marketing, di come va la pallacanestro oggi e di come va lo Sport a Firenze. Con la nostalgia tipica di chi ha vissuto anni speciali che non si possono replicare, lo sguardo allo sport di oggi di Marianna Balleggi è perplesso. Solo chi ha vissuto sulla propria pelle lo sport puro, come lei, sa riflettere ponendosi le giuste domande.


Ha senso commercializzare lo sport come fosse un prodotto o è meglio restare di nicchia? A Firenze manca lo sport o mancano le persone preparate a gestirlo? Mancano gli spettatori o i tifosi? A Firenze cosa si può fare per lo sport? Noi di questo ne abbiamo parlato lungamente ma resterà una riflessione che non pubblichiamo perché troviamo bello che ognuno possa tirare le proprie somme e le proprie idee.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.